Il paziente ha diritto a cure corrette e sicure. Quando un errore, una negligenza o una disfunzione organizzativa provocano un danno, è possibile richiedere il risarcimento secondo le regole della responsabilità sanitaria. La malasanità comprende tutte le situazioni in cui la prestazione medica non è conforme ai protocolli o agli standard di diligenza richiesti.
La valutazione del danno tiene conto sia degli aspetti fisici sia delle conseguenze morali e psicologiche.
Tipologie di danno risarcibile
I danni risarcibili possono essere:
Danno biologico: compromissione dell’integrità psicofisica del paziente.
Danno morale: sofferenza derivante dall’evento dannoso.
Danno patrimoniale: costi di cure, terapie, riabilitazione o perdita di reddito.
La gravità del danno incide sul valore complessivo del risarcimento.
Come provare la malasanità
La prova si basa su documentazione sanitaria e valutazioni tecniche specialistiche. È fondamentale:
– richiedere copia integrale della cartella clinica;
– conservare referti, certificati e visite successive;
– eseguire una perizia medico-legale indipendente.
La CTU nel giudizio stabilisce se la condotta medica sia conforme ai protocolli e se il danno derivi dall’errore.
Responsabilità della struttura e dei sanitari
La responsabilità può essere:
Contrattuale (struttura sanitaria): richiede prova più semplice da parte del paziente.
Extracontrattuale (medico): richiede dimostrazione della colpa professionale.
In molti casi è possibile agire contro entrambi.
Esempio pratico
Un paziente subisce un’infezione post-operatoria a causa di carenze nella sterilizzazione. La perizia evidenzia un’organizzazione inadeguata e il giudice riconosce il risarcimento dei danni biologici e morali.
Valutazione del caso concreto
Ogni ipotesi di malasanità necessita di una valutazione dettagliata del percorso clinico, della condotta dei sanitari e delle conseguenze sullo stato di salute. Una ricostruzione completa permette di individuare le responsabilità e il risarcimento spettante.


