La sentenza numero 1254/2025 della Corte di Cassazione stabilisce l’ammissibilità delle chat e degli SMS WhatsApp come prova documentale a condizione che sia garantita la loro provenienza e autenticità.
Il caso trae origine da una controversia per decreto ingiuntivo tra una società fornitrice e un cliente. Nella causa, il cliente si oppose sostenendo di aver già pagato parte della somma e produsse screenshot di conversazioni WhatsApp in cui si parlava dell’importo.
La società contestò la validità di tali elementi come prova documentale. Il dibattito ruotava attorno alla legittimità di utilizzare conversazioni WhatsApp (e SMS), acquisite mediante screenshot, come documento probatorio nel processo civile, e sulle condizioni richieste per riconoscerne l’autenticità, la provenienza e l’integrità.
La Cassazione (Ordinanza n. 1254/2025, Sez. II, 18 gennaio 2025) ha stabilito che:
- I messaggi WhatsApp e gli SMS, memorizzati nel telefono, costituiscono documenti informatici ai sensi dell’art. 2712 c.c.;
- Gli stessi possono essere utilizzati come prova documentale in assenza di contestazioni sull’autenticità o provenienza, anche se acquisiti tramite screenshot.
“I messaggi WhatsApp e gli SMS conservati nella memoria di un telefono cellulare sono utilizzabili quale prova documentale e, dunque, possono essere legittimamente acquisiti mediante la mera riproduzione fotografica… tenuto conto del riscontro della provenienza e attendibilità degli stessi.”
Chat WhatsApp e SMS acquisiti tramite screenshot sono utilizzabili come prova documentale in sede civile, purché ne sia dimostrata autenticità, provenienza e integrità.


