In breve (risposta sintetica): Il ricorso al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) è lo strumento giurisdizionale per impugnare provvedimenti della Pubblica Amministrazione lesivi di diritti o interessi legittimi. Va presentato entro 60 giorni dalla notifica o conoscenza dell’atto, tramite avvocato abilitato, presso il TAR competente per territorio. Il giudizio si conclude con una sentenza che può annullare l’atto, condannare l’amministrazione o accogliere la domanda risarcitoria.
Aggiornato al: 19 luglio 2026 — Autore: Avv. Michele Mondello, Cassazionista, Foro di Patti
Il ricorso al TAR rappresenta il principale strumento di tutela del cittadino di fronte ad atti illegittimi della Pubblica Amministrazione. Disciplinato dal Codice del Processo Amministrativo (D.Lgs. 104/2010), consente di chiedere al giudice amministrativo l’annullamento di provvedimenti, l’accertamento di obblighi della P.A. e il risarcimento del danno.
Cos’è il ricorso al TAR
Il TAR è il giudice amministrativo di primo grado, competente a conoscere le controversie tra privati e Pubblica Amministrazione relative a interessi legittimi e, in alcune materie tassative, anche a diritti soggettivi. Ogni Regione ha un proprio TAR, con sede nel capoluogo; in alcune Regioni esistono sezioni staccate. In Sicilia il TAR ha sede a Palermo e una sezione staccata a Catania; le sentenze siciliane si appellano davanti al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana (CGARS), che svolge le funzioni di giudice d’appello in luogo del Consiglio di Stato.
Si può ricorrere al TAR contro: provvedimenti di diniego (concessioni edilizie, permessi, autorizzazioni), atti di esclusione da concorsi pubblici, sanzioni amministrative, espropriazioni, esclusioni da gare d’appalto, dinieghi di prestazioni assistenziali, atti urbanistici e ambientali.
Termini per presentare il ricorso al TAR
Il termine generale per il ricorso giurisdizionale è di 60 giorni dalla notificazione o piena conoscenza dell’atto impugnato (art. 41 c.p.a.). Esistono tuttavia termini speciali:
- 30 giorni per le controversie in materia di appalti pubblici (art. 120 c.p.a.);
- 30 giorni per il rito accelerato in materia elettorale;
- 120 giorni per il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica (alternativo al TAR).
Il termine è perentorio: la sua scadenza determina l’inammissibilità del ricorso e il consolidamento dell’atto amministrativo.
Come si presenta il ricorso al TAR
Il ricorso deve essere redatto da un avvocato abilitato e contenere: l’indicazione del TAR competente, le generalità del ricorrente, l’individuazione precisa dell’atto impugnato, l’esposizione dei fatti, i motivi di diritto (vizi di legittimità: incompetenza, violazione di legge, eccesso di potere) e le conclusioni (annullamento, risarcimento, ottemperanza).
La procedura tipica prevede questi passaggi: notifica del ricorso all’amministrazione resistente e ai controinteressati entro 60 giorni; deposito telematico presso il TAR entro 30 giorni dall’ultima notifica; pagamento del contributo unificato (da 300 a 6.000 euro a seconda della materia); deposito di memorie e documenti; udienza di trattazione; sentenza.
Tabella riassuntiva: termini, costi e competenze del TAR
| Aspetto | Dettaglio |
|---|---|
| Termine ordinario | 60 giorni dalla notifica/conoscenza |
| Termine appalti | 30 giorni (art. 120 c.p.a.) |
| Contributo unificato | € 300 accesso/silenzio · € 325 pubblico impiego · € 650 ordinario · € 2.000–6.000 contratti pubblici |
| Difesa tecnica | Obbligatoria (avvocato abilitato) |
| Modalità deposito | Telematica (PAT — Processo Amministrativo Telematico) |
| Riferimento normativo | D.Lgs. 104/2010 — Codice del Processo Amministrativo |
| Impugnazione sentenza | Appello al Consiglio di Stato entro 3 mesi |
Tutela cautelare: la sospensiva del provvedimento
Quando l’atto impugnato produce un danno grave e irreparabile, il ricorrente può chiedere al TAR la sospensione cautelare (art. 55 c.p.a.). Il giudice si pronuncia in tempi rapidi (di norma 20-30 giorni) con ordinanza. La sospensiva, se concessa, sospende l’efficacia dell’atto fino alla decisione di merito. Esiste anche la tutela cautelare monocratica (art. 56 c.p.a.) per casi di estrema urgenza, decisa dal Presidente del TAR entro pochi giorni.
Costi del ricorso al TAR
I costi comprendono il contributo unificato (tassa di accesso alla giustizia) e l’onorario dell’avvocato. Il contributo unificato varia in funzione della materia (art. 13, comma 6-bis, D.P.R. 115/2002): 650 euro per i ricorsi ordinari; 325 euro per le controversie di pubblico impiego (importo dimezzato); 300 euro per i ricorsi in materia di accesso agli atti e silenzio, per l’ottemperanza e per le controversie su cittadinanza e soggiorno; per i contratti pubblici l’importo sale a 2.000 euro fino a 200.000 euro di valore, 4.000 euro tra 200.000 e un milione, 6.000 euro oltre il milione. In caso di soccombenza, il giudice può condannare la parte soccombente al rimborso delle spese legali a favore della parte vittoriosa.
Sentenza del TAR e impugnazione
La sentenza del TAR può: annullare l’atto impugnato, accogliere la domanda risarcitoria, dichiarare l’obbligo di provvedere dell’amministrazione (silenzio-inadempimento), respingere il ricorso. La decisione è impugnabile davanti al Consiglio di Stato entro 3 mesi dalla pubblicazione (6 mesi senza notifica). In Sicilia, l’appello si propone al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana (CGARS).
Quando conviene il ricorso al TAR
Il ricorso al TAR è opportuno quando: l’atto amministrativo è viziato da incompetenza, violazione di legge o eccesso di potere; l’interesse del ricorrente è attuale e concreto; il termine di 60 giorni non è ancora decorso; l’esito può portare a un beneficio concreto (annullamento, risarcimento). La valutazione preventiva della documentazione da parte di un avvocato serve a verificare questi presupposti prima di agire.
Domande frequenti sul ricorso al TAR
Quanto costa fare un ricorso al TAR?
Il costo comprende il contributo unificato — 650 euro per i ricorsi ordinari, 325 euro per il pubblico impiego, 300 euro per accesso agli atti e silenzio, da 2.000 a 6.000 euro per i contratti pubblici — più il compenso dell’avvocato, che varia con la complessità della causa e va concordato per iscritto al momento dell’incarico. In presenza dei requisiti di reddito è possibile chiedere il patrocinio a spese dello Stato.
Entro quanto tempo si deve presentare il ricorso al TAR?
Il termine ordinario è di 60 giorni dalla notifica o piena conoscenza dell’atto impugnato. Per le controversie in materia di appalti pubblici il termine è ridotto a 30 giorni (art. 120 c.p.a.).
È obbligatorio l’avvocato per il ricorso al TAR?
Sì. La difesa tecnica è obbligatoria: il ricorso deve essere sottoscritto da un avvocato abilitato. Solo nelle controversie davanti al Consiglio di Stato è richiesto un avvocato cassazionista.
Cosa succede se vinco il ricorso al TAR?
La sentenza di accoglimento annulla l’atto impugnato con effetto retroattivo. Il TAR può anche condannare l’amministrazione al risarcimento del danno e al pagamento delle spese di lite. L’amministrazione ha l’obbligo di conformarsi alla sentenza (giudizio di ottemperanza in caso di inadempimento).
Si può sospendere immediatamente l’atto impugnato?
Sì, attraverso la tutela cautelare (art. 55 c.p.a.) o cautelare monocratica per casi di estrema urgenza (art. 56 c.p.a.). Il giudice valuta il fumus boni iuris (apparente fondatezza del ricorso) e il periculum in mora (danno grave e irreparabile).
Cosa fare se il TAR rigetta il ricorso?
È possibile proporre appello al Consiglio di Stato entro 3 mesi dalla pubblicazione della sentenza (6 mesi senza notifica). In Sicilia l’appello si propone al CGARS — Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana.
Qual è il TAR competente per territorio?
È competente il TAR della Regione in cui ha sede l’organo amministrativo che ha emesso l’atto impugnato. Per i provvedimenti di organi centrali con efficacia su tutto il territorio nazionale è competente il TAR Lazio – Roma.
Avvertenza. Questa guida ha finalità informative e non sostituisce l’esame del caso concreto: i termini del processo amministrativo sono perentori e la loro decorrenza dipende dalla data di notifica o di piena conoscenza dell’atto. Prima di assumere qualunque iniziativa è opportuno far valutare la documentazione a un avvocato.
Guida aggiornata a luglio 2026.
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